SOLIDARIETA' CONCRETA

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lunedì 13 giugno 2016

Arrivederci all'anno prossimo!

Ringraziamo, in ordine sparso, tutti i partecipanti:

Paolo Cognetti, Paolo Ferrari, i Lou Dalfin: Sergio Berardo, Dino Tron, Chiara Cesano, i ragazzi del collettivo "Mauvaise Troupe" della ZAD di Notre-Dame-des-Landes, Roberto Schellino, Enrico Camanni, la redazione della rivista "Nunatak", Daniele Pepino di Tabor Edizioni, Valerio Evangelisti - Sandro Moiso - Alessandra Cecchi (Alexik) - Franco Pezzini della redazione di Carmilla, Tullio Bugari, Riccardo Humbert, Riccardo Borgogno, Roberto Gastaldo, Corrado Dottori, Corrado Bianchetti, gli operai delle fabbriche autogestite Fralib di Marsiglia, della Rimaflow di Trezzano sul Naviglio e della Zanon di Neuquén in Argentina.

Ringraziamo tutti i piccoli editori che con coraggio e perseveranza continuano a pubblicare opere "fuori dal coro" che ci permettono di conoscere nuovi autori, esperienze, idee e personaggi indispensabili per continuare a pensare e ad andare - sempre - in direzione ostinata e contraria.

Un grazie particolare a Renato Sibille e Roberto Micali di ArTeMuDa e a Paola Francesca Iozzi per gli intensi e divertenti momenti di teatro che ci hanno regalato.

Ringraziamo inoltre il Critical Wine, il Comune di Bussoleno per il patrocinio all'iniziativa, l'osteria La Credenza, 19.Coop per il supporto tecnico, e tutte le amiche e amici del movimento NoTav che, come sempre, ci hanno dato il loro aiuto concreto.

Infine un affettuoso saluto a Serge Quadruppani, che è stato l'ideatore dell'iniziativa e che speriamo di riavere con noi l'anno prossimo.

Le iniziative per l'estate nella "Valle che resiste" sono appena all'inizio. Fra tutte, ricordiamo che dal 22 al 24 luglio Venaus ospiterà il primo festival dell'ALTA Felicità e saranno giorni pieni di musica e mille altre cose.

Come Montagna di libri ci rivedremo per l'edizione 2017.
UNA BUONA E CALDA ESTATE A TUTTI!

domenica 12 giugno 2016

Domenica in Clarea e al presidio di Venaus

 Passeggiata in Clarea



Momenti di teatro in Clarea

Renato e Roberto di Ar.Te.Mu.Da leggono alcuni capitoli da "Là nella Valle " di Sandro Moiso
(da CarmillaOnLine)




"3 luglio 2011. Ricordi di una giornata di lotta" spettacolo teatrale di Paola Francesca Iozzi




Presidio di Venaus

Incontro con i lavoratori delle fabbriche autogestite Rimaflow (Italia), Fralib (Francia) e Zanon (Argentina).





sabato 11 giugno 2016

Sabato sera con i Fralibos di Marsiglia

Gli operai della Fralib di Marsiglia, oltre ad autogerstire la loro fabbrica e produrre ottimi té e tisane, suonano anche in un gruppo musicale "Los Fralibos" e ci hanno dedicato il concerto di questa sera, carico di energia e di voglia di ballare.





 


Sabato pomeriggio incontro-dibattito "Narrare gli incendi, bruciare i recinti" e presentazione Corrado Dottori



Borgogno, Gastaldo, Bugari e i redattori di Carmilla

 altri momenti del pomeriggio



Paola Meinardi presenta il libro di Corrado Dottori "Non è il vino dell'enologo": dalla Bocconi e dal lavoro in banca a Milano a Cupramontana per fare il vignaiolo.


  
Corrado Bianchetti è tornato a trovarci con il suo graphic novel "Non ti scordar di me"

Sabato mattina incontro-dibattito "Narrare i conflitti, travolgere i confini"


alcuni momenti dal dibattito del mattino con Camanni, Schellino, i redattori di Nunatak e i ragazzi di Notre-Dame-des-Landes



venerdì 10 giugno 2016

Venerdì sera con i Lou Dalfin

Paolo Ferrari e Sergio Berardo presentano il libro
«Lou Dalfin 
Vita e miracoli dei contabbandieri di musica occitana»





Venerdì: Paolo Cognetti dialoga con Matteo Poletti



e ci parla dei suoi libri.

Da Milano a New York, infine alla solitudine di una baita a 2000 mt in Val d'Aosta, con due unici vicini di casa e un cane.

Da Rigoni Stern a Krakauer, riflessioni sulla solitudine, su come i libri (di altri) possano cambiarci la vita, sull'imparare - e riuscire - a stare da soli, sulla montagna e sui montanari.


"... ma a trenta avevo quasi dimenticato com'era stare solo in un bosco, o immergermi nudo in un torrente, o correre sul filo di una cresta dopo cui c'è soltanto cielo. Quelle cose le avevo fatte ed erano i miei ricordi più felici. Il giovane uomo urbano che ero diventato mi sembrava l'esatto contrario di quel ragazzo selvatico, così nacque in me il desiderio di andare a cercarlo. Non era tanto bisogno di partire, quanto di tornare; non di scoprire una parte sconosciuta di me quanto di ritrovarne una antica e profonda, che sentivo di aver perduto."




giovedì 9 giugno 2016

Domenica 12 giugno Clarea e Venaus programma della giornata

ore 10.00   PASSEGGIATA e INTERVENTI TEATRALI 

in CLAREA - ritrovo al presidio NoTav di Venaus

"3 luglio 20122. Ricordi di una giornata di lotta"
spettacolo teatrale di Paola Francesca Iozzi
letture sparse a cura dell'associazione ArTeMuDa

pranzo al sacco

ore 16.00   INCONTRO E DIBATTITO

 

Esperienze di autogestione:

operai della fabbrica Fralib (ex Lipton), Marsiglia 

operai della fabbrica Zanon, Argentina 

operai della fabbrica Rimaflow, Trezzano sul Naviglio

 



 


Una montagna di libri nella valle che resiste i partecipanti

Dire con poche parole chi sono gli autori che partecipano alla nuova edizione di Una montagna di libri nella valle che resiste è impossibile. Alcuni sono scrittori conosciuti, anche molto conosciuti,  altri esordienti, altri ancora giornalisti, scienziati, vignaioli, militanti nella galassia dei cosiddetti "movimenti", artisti, agronomi e musicisti. Spesso un po' di tutto questo insieme.
Abbiamo più volte dibattuto nelle scorse manifestazioni sull'importanza dell'uso delle parole. Ecco, tutte queste persone sono per certo accomunate da un'unica parola: RESISTENZA.
Sono dei "resistenti": nella vita quotidiana, nella loro attività (che sia la ricerca, la scrittura, l'agricoltura, la scienza, la musica, ....), resistenti all'omologazione dilagante e all'idea distorta di sviluppo e progresso che i cosiddetti poteri forti cercano di imporci, a volte con modi subdoli a volte violenti, ovunque e a tutti i livelli.

Siamo felici di ospitarli in questa edizione della Montagna di libri contro il tav che da quest'anno diventa appunto "Una Montagna di libri nella Valle che resiste".

Di seguito alcuni link per accedere a  maggiori informazioni.



Valerio Evangelisti


Sarà con noi con una video intervista 
e in collegamento Skype sabato pomeriggio





Riccardo Borgogno








Corrado Dottori





Riccardo Humbert











Tullio Bugari





Roberto Gastaldo




Enrico Camanni
blog autore











mercoledì 8 giugno 2016

Sabato 11 giugno Bussoleno Mulino Varesio programma della giornata

ore 9.30   INCONTRO-DIBATTITO SAGGISTICA: 

NARRARE I CONFLITTI, TRAVOLGERE I CONFINI

La lotta NoTav, dal cui grembo nasce “Una montagna di libri”, non è che un momento del millenario conflitto, che vede contrapposti gli abitanti delle “terre alte”, e non solo, ai vari poteri avvicendatisi nei secoli per controllare e sfruttare popoli e territori. La narrazione di tale conflittualità (in tutte le sue forme, dalla parola scritta a quella recitata, dalla musica, al disegno, al teatro…) non è un mero strumento per registrare l’accaduto, ma è essa stessa parte viva e pulsante di quella storia, momento di rielaborazione, coscienza e autocoscienza. La forza dell’immaginario, la sua capacità di rompere recinti e frontiere (tra gli Stati, tra le lingue, tra i generi, tra le epoche…), la sua facoltà di descrivere e al tempo stesso di incidere sul reale, passato presente e futuro…, è questo il tema degli incontri in programma (mattina “saggistica”, pomeriggio “narrativa”), in cui i vari autori, partendo dalle loro più recenti pubblicazioni, si confronteranno in un dibattito aperto, a cui siete tutti invitati a partecipare.

Intervengono:

Collettivo «Mauvaise Troupe» - Contrées. Histoires croisées de la ZAD de Notre-Dame-des-Landes et de la lutte No-TAV dans le Val Susa (Editions de l’éclat 2016)

Roberto Schellino - Mille contadini. Una storia corale delle campagne. Dalle lotte di ieri alle prospettive di oggi (Ellin Selae 2015)

Enrico Camanni - Alpi ribelli (Laterza 2016)

“Nunatak”. Rivista di storie, culture, lotte della montagna

coordina Daniele Pepino (edizioni Tabor - Gérard de Sède, Sette secoli di rivolte occitane, 2016)



ore 15.00   INCONTRO-DIBATTITO NARRATIVA: 

NARRARE GLI INCENDI, BRUCIARE I RECINTI

Valerio Evangelisti - collegamento audio/video

«Carmilla» - Letteratura, immaginario e cultura di opposizione

Marco Rovelli - La guerriera dagli occhi verdi. Vita e morte di Avesta Harun, la curda che sfidò il califfato (Giunti 2016)

Roberto Gastaldo - Rossa come una ciliegia. Parigi si ripopola, Parigi si ribella (Habanero 2016)

Riccardo Humbert - La foto ingiallita. Storia di un partigiano valsusino (Graffio 2016)

Tullio Bugari - L’erba dagli zoccoli. L’altra resistenza: racconti di una lotta contadina (Vydia 2016)

coordina Riccardo Borgogno (scrittore e redattore di Radio Blackout, trasmissione letteraria “La Perla di Labuan”, Il complotto delle statue di cera, Eris Edizioni 2015)




ore 18.00   APERITIVO E PRESENTAZIONE  
in collaborazione con CRITICAL WINE

premiazione del concorso fotografico 2016
"C'E' LAVORO E LAVORO"

presentazione di
Corrado Dottori - Non è il vino dell'enologo. Lessico di un vignaiolo che dissente (DeriveApprodi 2012)


ore 21.30   CONCERTO DEI "LOS FRALIBOS"
da Marsiglia gruppo musicale degli operai della fabbrica autogestita Fralib (ex Lipton) 
a seguire ancora musica con DJ COMPOST
folk beat agricolo e musica da ballo dalla Valpellice

martedì 7 giugno 2016

Venerdì 10 giugno Bussoleno piazza del Mulino: ore 18.00 Paolo Cognetti ore 21.00 Lou Dalfin

 APERTURA CON APERITIVO E BUFFET

Paolo Cognetti


Paolo Cognetti, scrittore, nato a Milano nel 1978.


Dal nome - Capitano mio Capitano - e dai contenuti del suo blog emergono evidenti quali sono i riferimenti, padri e madri letterari, di Paolo Cognetti, e dai suoi molteplici interessi, che spaziano dalla montagna a New York, nascono i suoi lavori.

 



Venerdì 10 giugno alle ore 18.00 
l'autore ne parlerà con noi, in particolare de 
"Il ragazzo selvatico"



blog dell'autore e bibliografia:

2004 - Manuale per ragazze di successo, minimum fax, raccolta di sette racconti.
2007 - Una cosa piccola che sta per esplodere, minimum fax, raccolta di cinque racconti.
2012 - Sofia si veste sempre di nero, minimum fax, romanzo di racconti.
2010 - New York è una finestra senza tende, Laterza, prima parte di una guida alla città di New York.
2013 - Il ragazzo selvatico, Terre di Mezzo, diario di montagna.
2014 - Tutte le mie preghiere guardano verso ovest, Edt, seconda parte di una guida alla città di New York.
2014 - A pesca nelle pozze più profonde, minimum fax, meditazioni sull'arte di scrivere racconti.
   

Venerdì 10 giugno alle ore 21.00 
Sergio Berardo e Paolo Ferrari presentano il libro 
“Lou Dalfin, vita e miracoli dei contrabbandieri 
di musica occitana”

segue concerto acustico

 clicca su foto per collegamento al blog
 Dopo 34 anni di carriera, 13 album e più di 1000 concerti, i Lou Dalfin non hanno certo bisogno di presentazione: musica tradizionale occitana, rivisitata, ribelle, folk, jazz, rock. Strumenti tradizionali con chitarre, batterie, tastiere. Divertimento, invenzione, ricerca.
 
La loro ultima avventura discografica è recentissima (aprile 2016) e si chiama "Musica Endemica".


 
La storia del gruppo più rappresentativo della musica e della cultura delle valli occitane, nonché nome di punta del rock indipendente italiano, non poteva non trovare una narrazione anche letteraria.  Viene pubblicato quindi, nel 2015, ad opera di Paolo Ferrari “Lou Dalfin, vita e miracoli dei contrabbandieri di musica occitana”, Fusta Editore, con la prefazione di Alessandro Perissinotto: una biografia romanzata, in cui la musica diventa il veicolo di un messaggio di resistenza. Tra messaggi di pace e risse sanguigne, polemiche e approfondimenti culturali. 

Venerdì 10 giugno ore 21












 

sabato 4 giugno 2016

10 - 12 GIUGNO 2016 QUINTA EDIZIONE DI UNA MONTAGNA DI LIBRI NELLA VALLE CHE RESISTE


Dopo la trasferta al Vag61 di Bologna nel 2015, Una Montagna di libri contro il tav ritorna in Valle la prossima settimana, da venerdì sera a domenica.


PROGRAMMA COMPLETO

Una montagna di libri nella valle che resiste. Quinta edizione. Valsusa 2016

Sono più di vent’anni che in questa terra è in corso una lotta dalle molteplici componenti e aspirazioni, una lotta radicata nel territorio delle Alpi, nella sua storia e natura; una lotta contro le nocività, le devastazioni ambientali, il modello economico e politico che ne è responsabile; una lotta di resistenza anche contro la criminalizzazione e repressione del movimento NoTav.

Cerchiamo di esplorare sentieri nuovi, ma al tempo stesso antichi, verso un modo di vivere altro, verso un’autogestione del territorio e una rigenerazione del tessuto comunitario, anche attraverso incontri come questo, finalizzato a stimolare il confronto, la riflessione, la conoscenza reciproca, tramite la messa in comune dei saperi nelle loro diverse forme espressive e narrative.

Un viaggio, quest’anno, incentrato sulle resistenze oltre i confini, per abbattere le frontiere tra le “discipline”, che frammentano un sapere di cui è urgente riappropriarci in modo organico, ma anche e soprattutto le frontiere tra gli Stati nazione, che dividono e rinchiudono i popoli, la loro libertà di circolare e di incontrarsi. E per oltrepassare anche le barriere tra le epoche, per riannodare il filo rosso che lega chi si è battuto prima di noi alle resistenze di oggi, affinché la consapevolezza delle nostre radici dia più forza ai progetti e alle battaglie presenti e future.

Questo è «Una montagna di libri»: tre giornate di incontri, dibattiti, banchetti, editoria indipendente, scambi di libri, teatro, concerti, mangiate, bevute, passeggiate… nei luoghi della resistenza NoTav.


VENERDÌ 10 giugno – Bussoleno (piazzetta del Mulino)

ORE 18:00 – Apertura con presentazione e aperitivo

Paolo Cognetti, Il ragazzo selvatico. Quaderno di montagna, Terre di mezzo, 2013



ORE 21:00 – PRESENTAZIONE E CONCERTO ACUSTICO

LOU DALFIN presentano: Lou Dalfin. Vita e miracoli dei contrabbandieri di musica occitana, di Sergio Berardo e Paolo Ferrari (Fusta editore, 2015)


SABATO 11 giugno – Bussoleno (piazzetta del Mulino)

PER TUTTA LA GIORNATA: BANCHETTI DI LIBRI, E NON SOLO, PER IL CENTRO STORICO DI BUSSOLENO

 La lotta No-Tav, dal cui grembo nasce “Una montagna di libri”, non è che un momento del millenario conflitto, che vede contrapposti gli abitanti delle “terre alte”, e non solo, ai vari poteri avvicendatisi nei secoli per controllare e sfruttare popoli e territori. La narrazione di tale conflittualità (in tutte le sue forme, dalla parola scritta a quella recitata, dalla musica, al disegno, al teatro…) non è un mero strumento per registrare l’accaduto, ma è essa stessa parte viva e pulsante di quella storia, momento di rielaborazione, coscienza e autocoscienza. La forza dell’immaginario, la sua capacità di rompere recinti e frontiere (tra gli Stati, tra le lingue, tra i generi, tra le epoche…), la sua facoltà di descrivere e al tempo stesso di incidere sul reale, passato presente e futuro…, è questo il tema degli incontri in programma (mattina “saggistica”, pomeriggio “narrativa”), in cui i vari autori, partendo dalle loro più recenti pubblicazioni, si confronteranno in un dibattito aperto, a cui siete tutti invitati a partecipare.



ORE 9:30 – «NARRARE I CONFLITTI, TRAVOLGERE I CONFINI» (saggistica):

Collettivo «Mauvaise Troupe» - Contrées. Histoires croisées de la ZAD de Notre-Dame-des-Landes et de la lutte No-TAV dans le Val Susa (Editions de l’éclat 2016)

Roberto Schellino - Mille contadini. Una storia corale delle campagne. Dalle lotte di ieri alle prospettive di oggi (Ellin Selae 2015)

Enrico Camanni - Alpi ribelli (Laterza 2016)

“Nunatak”. Rivista di storie, culture, lotte della montagna

coordina Daniele Pepino (edizioni Tabor - Gérard de Sède, Sette secoli di rivolte occitane, 2016)



ORE 15:00 – «NARRARE GLI INCENDI, BRUCIARE I RECINTI» (narrativa):

Valerio Evangelisti - collegamento audio/video

«Carmilla» - Letteratura, immaginario e cultura di opposizione

Marco Rovelli - La guerriera dagli occhi verdi. Vita e morte di Avesta Harun, la curda che sfidò il califfato (Giunti 2016)

Roberto Gastaldo - Rossa come una ciliegia. Parigi si ripopola, Parigi si ribella (Habanero 2016)

Riccardo Humbert - La foto ingiallita. Storia di un partigiano valsusino (Graffio 2016)

Tullio Bugari - L’erba dagli zoccoli. L’altra resistenza: racconti di una lotta contadina (Vydia 2016)

coordina Riccardo Borgogno (scrittore e redattore di Radio Blackout, trasmissione letteraria “La Perla di Labuan”)



ORE 18:00 – APERITIVO E PRESENTAZIONE – in collaborazione con «Critical wine»:

Premiazione di «C’è lavoro e lavoro», concorso fotografico a cura di “Critical Wine” 2016

Corrado Dottori, Non è il vino dell’enologo. Lessico di un vignaiolo che dissente (DeriveApprodi 2012)



ORE 21:30 – CONCERTO DEI “LOS FRALIBOS” (da Marsiglia)

(gruppo musicale degli operai della fabbrica autogestita Fralib, ex Lipton, Marsiglia)

A seguire: musica con Dj Compost, folk beat agricolo e musica da ballo…



DOMENICA 12 giugno

ORE 10:00 – PASSEGGIATA E INTERVENTI TEATRALI IN CLAREA (Ritrovo al presidio No Tav di Venaus)

Spettacolo: «3 luglio 2011. Ricordi di una giornata di lotta», di Paola Francesca Iozzi, 2016

Letture sparse a cura dell’associazione “Artemuda”



ORE 16:00 – INCONTRO e DIBATTITO (Presidio NoTav Venaus)

Esperienze di autogestione: Incontro con operai francesi (della fabbrica Fralib, ex Lipton, Marsiglia), argentini (della fabbrica Zanon), italiani (della fabbrica Rimaflow, Trezzano sul Naviglio) su lotta e autogestione in fabbrica.





La fiera dell’editoria indipendente, con gli stand delle case editrici e vari banchetti di libri e non solo, si svolgerà per tutta la giornata di sabato, dalle 9:30 fino a sera, nelle strade del centro storico di Bussoleno (con spazi al coperto in caso di pioggia).

Anche quest’anno sarà presente una postazione di libero baratto per lo scambio di libri usati (siete tutti invitati a portare libri da scambiare).

Sarà inoltre presente il banchetto della «Cassa anti-repressione delle Alpi occidentali», per la promozione della campagna: «Pagine contro la tortura» (https://paginecontrolatortura.noblogs.org).


Per contatti, informazioni aggiornamenti:

montagnadilibrinotav.blogspot.it

tabor@autistici.org - librerialacittadelsole@yahoo.it

facebook: libri contro il tav





Organizzano:

Libreria “La città del sole”, Edizioni Tabor, Osteria “La Credenza”, “Carmilla”, Associazione “Artemuda”, 19coop.




giovedì 5 maggio 2016

Critical Wine e Montagna di libri contro il tav

domenica 8 maggio ore 15.30 
 Bussoleno Mulino Varesio
presentazione del libro fumetto di Corrado Bianchetti, da una storia vera
edito da Corracomics

Corrado Bianchetti Non ti scordar di me

Corrado Bianchetti è nato ad Ivrea (To) nel 1987, da una famiglia di artisti da cui ha appreso ed ereditato la passione per il disegno. Da qui il Diploma in Design al Liceo e presso la Scuola internazionale del fumetto, e la Laurea in Pittura conseguita nell’Accademia albertina di Belle arti.  Vive attualmente a Castellamonte.

Dall’ambiente familiare non ha ereditato soltanto una passione con ragguardevoli risvolti professionali, come grafico, ma anche i valori e la memoria, quella memoria rituale e collettiva, perorata con la partecipazione alle celebrazioni ufficiali, e quella particolare del proprio ambiente. Nella fattispecie di un prozio, Aldo Porta, fucilato dai nazifascisti il 7 aprile 1944. Quella di Aldo è una storia tra le tante. Un giovane cresciuto nel fascismo, la chiamata alle armi, la routine, nel suo caso, del presidio di guardia sulle coste liguri e poi lo spartiacque dell’8 settembre, quando gli italiani in divisa sono lasciati allo sbando e, sotto quelle uniformi, si scoprono migliaia di persone con una propria coscienza che il regime aveva intaccato solo formalmente, o a livello epidermico. Da ciò la Resistenza, dapprima dei soldati che si rifiutano di consegnarsi ed arrendersi ai tedeschi e poi, immediatamente, delle bande partigiane, con l’accorrere della popolazione, a vario titolo, alla Guerra di civiltà. Porta consuma la sua esperienza resistenziale in Piemonte, nel Torinese, tra la Valle Po e la Val Pellice, luoghi che trasudano d’una secolare, eretica, fierezza, fino all’arresto, al calvario del percorso che conduce i partigiani al tragico epilogo. A fare da filo conduttore, una passione amorosa, una vicenda privata e nello stesso tempo comune. 
Il progetto Non ti scordar di me è il frutto di tre  anni di lavoro e ricerche e che è basata sulle testimonianze di chi ha partecipato alla Resistenza e alla lotta per la Liberazione.

Corrado si propone di “voler far entrare nelle case la sua arte attraverso il fumetto”, oltre l’accademia e i circuiti professionali. E non si tratta di mera retorica di maniera, poiché da queste strisce, con gli abili ritratti dei personaggi lì e lì per diventare quasi carne viva e i luoghi che sembrano in procinto di prender forma, emergono una sensibilità e un’umanità fuori dal comune, elemento indispensabile per una divulgazione popolare e di qualità.

da il pane e le rose 14 marzo'16

domenica 1 maggio 2016

Critical Wine 2016 6-7-8 maggio a Bussoleno

Vino e non solo il prossimo fine settimana a Bussoleno con l'edizione 2015 del Critical Wine.

Tra una degustazione e l'altra, non mancate le mostre e la presentazione del libro fumetto "Non ti scordar di me" di Corrado Bianchetti, a cura di Una Montagna di libri contro il tav e della sezione ANPI di Bussoelno-Foresto-Chianocco e Chiomonte AVS.



domenica 18 ottobre 2015

Girolamo De Michele su Erri De Luca


La grammatica del dominio e la parola sabotaggio

La grammatica del dominio e la parola sabotaggio
di GIROLAMO DE MICHELE.
«Testimone di una volontà di censura della parola»: così Erri De Luca ha definito se stesso. Non può esserci migliore descrizione di quello che accade non a Erri De Luca, ma attraverso Erri De Luca – se non nelle parole dell’avvocato A.M., che difende la ditta promotrice della causa contro lo scrittore: «chiediamo che la sentenza emani in messaggio, che redarguisca giuridicamente e processualmente». Dunque si chiede che la parola di uno scrittore sia sanzionata in modo esemplare, affinché altri imparino e si regolino di conseguenza: l’inutile ridondanza degli avverbi in -mente risuona come il ribattere del martello sulla testa del chiodo piantato nel legno.
Il capo d’imputazione per aver constatato, rispondendo a una domanda, che gli attrezzi sequestrati ad alcuni compagni «servono a sabotare la TAV» non è “apologia”, ma “istigazione”: la differenza che passa fra un “hanno fatto bene” e un “andate e fate”. Si noti che il reato di istigazione a delinquere «riguarda, o dovrebbe riguardare, solo i comportamenti concretamente idonei a provocare la commissione di altri reati, ferma però la libertà di manifestazione del pensiero garantita dalla Costituzione»: così Giovanni Palombarini [qui], ex Procuratore Generale Aggiunto presso la Corte di Cassazione, che di certo non manca di esperienza e cognizione di causa.
va_di_susa_filo_spinatoChiunque si sia occupato, anche solo per sostenere un esame universitario, di diritto, sa che il diritto è intrecciato con la logica e la retorica, e che questo viluppo non si scioglie: non bastasse il buon senso, si potrebbe citare l’autorità di Norberto Bobbio. La logica (modale) ci insegna a distinguere fra la possibilità e la necessità: e ci ammonisce che chiunque istituisca una connessione fra il presente e il futuro, a meno che non stia enunciando una legge scientifica – ogni corpo immerso in un liquido riceve(rà) una spinta dal basso all’alto ecc. – va a collocarsi nel campo del possibile. Perché l’enunciato possibile assuma valore di necessità, si richiede che l’evento ipotizzato si sia realizzato, e sia empiricamente rilevabile il suo essere avvenuto; altrimenti, che si parli della possibilità che esista un dio, o della possibile presenza di alcuni talleri nelle mie tasche, nessuna formulazione di questa possibilità può dimostrare la necessaria esistenza né del dio, né dei talleri: ce lo insegnò Kant, criticando ex post Anselmo d’Aosta, ma anche, ante litteram, la finanziarizzazione dell’economia. Dunque si richiede che sia avvenuto un sabotaggio, e che sia dimostrata la relazione ci causa-effetto fra il fatto avvenuto e la parola “sabotaggio” pronunciata dallo scrittore.
In aggiunta: perché la parola possa produrre effetti, ovvero slittare dall’enunciativo – “oggi piove” – o dal constatativo – “piove più spesso, negli ultimi tempi” – al performativo, non è sufficiente l’analisi della parola proferita: è richiesto un contesto, e all’interno del contesto un ruolo dell’attore che pronuncia la parola, fra loro coerenti. Tutti i cittadini hanno libertà di parola (si dice): ma non tutti hanno il potere di far si che le parole “vi dichiaro marito e moglie” producano un effetto nel mondo, e nei due soggetti ai quali la parola è indirizzata. D’altro canto, lo stesso sindaco o sacerdote devono usare parole precise e univoche: “d’ora in poi fate coppia” non sarebbe accettabile come formula che sancisce l’evento del matrimonio.
Dunque: senso preciso delle parole, ruolo dell’enunciatore, relazione fra la parola e l’evento.
La parola “sabotare” ha più di un senso; poiché il Vocabolario Treccani è stato citato in processo e nell’autodifesa di Erri De Luca [La parola contraria, 2015], apriamolo e leggiamo:
1. distruggere o deteriorare gravemente edifici e impianti, opere e servizî militari, intralciare gli spostamenti e i rifornimenti di truppe nemiche, impedire o limitare il funzionamento di servizî pubblici, come azione di lotta o di rappresaglia economica, politica o militare
2. intralciare la realizzazione di qualche cosa, o fare in modo che un disegno, un progetto altrui non abbia successo.
«Rivendico il diritto di adoperare il verbo sabotare coma pare e piace alla lingua italiana, Il suo impiego non è ristretto al significato di danneggiamento materiale, come pretendono i pubblici ministeri. Per esempio: uno sciopero, specialmente a gatto selvaggio, senza preavviso, sabota la produzione di un impianto, di un servizio. [...] L’accusa contro di me sabota il mio diritto costituzionale di parola contraria. [...] I pubblici ministeri esigono che il verbo sabotare abbia un solo significato. In nome della lingua italiana e del buonsenso nego il restringimento di significato». Così De Luca: che rivendica, con spirito meridionale, l’esercizio del diritto di malaugurio: «che la linea Tav in Val di Susa possa essere sabotata, che possa non sbucare dall’altra parte e da nessuna parte. Che un governo di normali capacità di intendere e volere la lasci incompiuta. Che possa essere dichiarata disastro ambientale».
Quello che i PM – e con loro l’avvocato di parte civile – pretendono, non è la condanna di una parola contraria, ma, attraverso tale condanna, il potere di interpretare – di ritagliare, decontestualizzare, risemiotizzare – le parole avverse, ostili, o anche solo sgradite. E anche, il potere di suggerire quali parole, quali figure retoriche, quali citazioni usare, e quali no: «Qualora non avesse voluto commettere questo reato avrebbe potuto citare gli esempi biblici che ha citato in seguito, come le mura di Gerico che crollano solo per le voci e le trombe» [qui]. Una vera e propria grammatica del dominio, all’interno della koiné del Partito della Nazione e delle Grandi Opere Inutili, che emargina le voci di opposizione e riveste quelle consenzienti di panni curiali.
Chi è che dice “sabotare”? Uno scrittore. Si badi bene: il reato di istigazione esiste non perché qualcuno ha detto “sabotare”, ma per il fatto che a dirlo è uno scrittore noto, conosciuto al pubblico, che si presume venda una certa quantità di libri. Lo hanno chiarito per ben due volte i PM: «La libera manifestazione del pensiero di fronte a una manifestazione che ha contenuto intrinseco di illiceità, com’è l’istigare, non può trovare tutela. Quelle parole non sono parole pronunciate da uno qualunque. Quando il signor De Luca parla, le sue parole hanno un peso determinante». Così il PM Rinaudo, nella requisitoria del 21 settembre. Ma in precedenza, all’uscita dall’udienza preliminare del 5 giugno 2014: «Al barbiere di Bussoleno possiamo perdonare se dice di tagliare le reti, a un poeta, a un intellettuale come lui, no» [qui].
Quanti clienti avrà il barbiere di Bussoleno? Non è dato saperlo, ma si può presumere meno dei lettori di Erri De Luca. E soprattutto: chi mai sarebbe così sciocco, suggeriscono i PM, da prestar fede a ciò che dice un “vile meccanico” aduso a lavorare con le mani e non col bene dell’intelletto?
Negli anni Settanta, per costruire l’impianto inquisitorio contro Toni Negri e gli altri compagni del 7 aprile, il giudice Calogero dovette, a sostegno del suo teorema – o “calogerema”, come argutamente disse il filosofo Enzo Melandri – figurarsi l’esistenza di una Organizzazione senza nome, la “misteriosa O.”, che sosteneva sovraordinasse autonomia e Brigate Rosse, e figurarsi al suo vertice Toni Negri: dovette, insomma, narrare un’Histoire d’O., collegare a questa narrazione sparsi reati suggeriti da zelanti pentiti, e distribuire ruoli da protagonista principale, secondari e deuteragonisti vari. E ben prima che questo calogerema crollasse miseramente, apparve e ci apparve un obbrobrio giuridico, prima ancora che logico: ma almeno si fantasticavano relazioni causali verificabili (che infatti furono verificate).
Ancora negli anni Settanta, ci apparve un’enormità inquisitoria la persecuzione dello scrittore e militante rivoluzionario Peter Brückner, per essere stato un suo libro ritrovato in possesso di Ulrike Meinhof: ma almeno c’era un libro che mancava da uno scaffale, ed era in un altro.
Oggi ai PM e alla parte civile non serve né una relazione di causa-effetto, né un indizio. De Luca ha detto “sabotate”, la parola “sabotare” è stata rinvenuta in documenti successivi all’intervista incriminata, sabotaggi sono avvenuti: dunque De Luca ha istigato al sabotaggio. Si badi: non viene esibito un documento nel quale è scritto qualcosa del tipo “come afferma De Luca, la Tav va sabotata”, o “De Luca ce l’ha insegnato”: basta la parola, come diceva un noto venditore di purganti. La parola “sabotare” è un bene proprietario esclusivo di Erri De Luca, ne porta lo stimma, è indice certo di relazione, come lo sarebbe un’impronta digitale o un frammento di DNA? In tutta evidenza, i PM si arrogano, attraverso la condanna a Erri De Luca, il potere di stabilire la proprietà delle parole e il modo in cui esse si propagano, senza bisogno di collegarle a fatti concreti, senza distinguere, per dire, fra parola ed enunciato: una concezione davvero povera dei rapporti fra cose e parole, sia detto per inciso ma non per caso – ma che te lo dico a fare?
val_di_susa_castagnetoDopo l’intervista si sono prodotti episodi… e prima? Post hoc, propter hoc: dopo l’invenzione del fazzoletto, si è cominciato a soffiarsi il naso con esso – prima, non ce lo si soffiava?
Nella primavera 2013 si sono tenute a Bussoleno due grandi e pubbliche assemblee popolari – i cui video, pubblicati dagli stessi No Tav, possono essere consultati qui e qui –, nel corso delle quali la parola “sabotaggio” è stata pronunciata, declinata e interpretata con molta precisione, esplicitando i riferimenti a Gandhi, Nelson Mandela e Aldo Capitini: «il sabotaggio è assalto al funzionamento di un servizio, di un’industria, di un’impresa pubblica o privata, con danno o distruzione, e quindi oltre il limite della legalità. È essa una tecnica della non violenza? È stato risposto che essa lo è solo quando non vi è nessun rischio per l’esistenza di esseri viventi, particolarmente umani. È una delle misure di carattere estremo, quando il danno che viene apportato è superato dal danno che il funzionamento di quel servizio apporta». All’indomani di quelle assemblee fu attuata un’iniziativa di protesta consistente in alcune scritte fatte con le bombolette spray: un’iniziativa che «dà immediatamente seguito al dibattito sul sabotaggio del cantiere e delle ditte coinvolte in questa devastazione. Sabotare e boicottare queste ditte è giusto ed è legittimo», si legge nel comunicato emesso dal campeggio No Tav di Venaus. La parola “sabotaggio”, e anche la sua declinazione, era già presente nelle prese di parola della comunità di Bussoleno: non c’era bisogno di andarla a leggere sull’”Huffington Post” tre mesi dopo.
Chi voglia recarsi a Bussoleno, anche senza frequentare la bottega del barbiere, provi a entrare dal tabaccaio piuttosto che prendere un caffè al bar: e si sentirà osservato, non dallo sguardo fascistoide e truffaldino del solito padre Pio, come accade in mezza Italia, ma da quello di partigiani e partigiane armate, le cui foto decorano e abbelliscono gli ambienti: quella di Bussoleno e della Valle non è certo gente che ha bisogno di farsi dire da altri cos’è giusto fare, e cosa no. E quali relazioni si istituiscono fra la coscienza dell’ingiustizia, e i comportamenti conseguenti.
Ad esempio: cancellare con una spianata di cemento il più antico cimitero merovingio delle Alpi Occidentali, perché alle truppe d’occupazione faceva comodo un parcheggio per i blindati, non è sabotaggio al patrimonio culturale? Ad esempio: portare e abbandonare nei boschi i rocchi di filo spinato dalle farfallette d’acciaio affilate come rasoi usato per la recinzione degli accampamenti dei gendarmi, rendendo i boschi a rischio per i bambini e facendo strage della fauna, o radere al suolo un castagneto di 300 anni davanti all’insediamento delle truppe d’occupazione non è sabotaggio dell’ambiente? Non sono, questi comportamenti, istigazione a una reazione uguale e contraria in difesa del territorio e dei suoi beni?
«Ormai da qualche tempo si ha la sensazione di una complessiva forzatura dell’azione penale quando si leggono le imputazioni ascritte ad alcuni intellettuali o che l’autorità giudiziaria torinese formula nei confronti di giovani e meno giovani protagonisti delle lotte contro la costruzione della linea ferroviaria. Quasi che l’autorità giudiziaria torinese si considerasse investita non solo e non tanto del compito di reprimere i fatti penalmente illeciti, ma anche, immediatamente, della tutela dell’ordine pubblico, così contribuendo, a fianco di tutta una serie di poteri forti interessati alla realizzazione dell’opera, a che i lavori si svolgano rapidamente» – così ancora l’ex procuratore Palombarini. Le parole, le cose e gli enunciati della pubblica accusa al processo De Luca non fanno che rafforzare questo ponderato giudizio sul divenire-gendarme della procura torinese, e aggiungere ombra su ombra al ruolo che gli operatori degli apparati giudiziari si arrogano.
Così come aggiunge ombra su ombra la pavidità di buona parte del ceto intellettuale italiano, incerto fra l’ignavia e una pelosissima solidarietà cui si premettono giudizi negativi su De Luca scrittore dannunziano o sessantottino o quant’altro: meglio occuparsi di altro, o lasciarsi aperta la porta di una mezza ritrattazione attraverso la figura retorica che “ma anche no”, per quei moderatori della propria moderazione che hanno il problema di avere meno piedi della quantità di scarpe che sarebbe d’uopo calzare per non mancare ad alcuno dei salotti letterari che contano. Del resto, quando nel 2013 per la prima volta a Bussoleno fu organizzata un’iniziativa di scrittori in sostegno della Valle – Una montagna di libri –, risuonò forte e chiaro il monito dell’allora premier Monti, per il quale «silenzio del fronte intellettuale favorevole alle grandi opere si può capire visto che la questione crea un forte imbarazzo nella sinistra, come si può anche vedere da chi ci mette la faccia e da chi invece sceglie altre strade o la via dell’ambiguità». Il silenzio attuale spiega quello pregresso: l’ammuina davanti a questioni di poco rilievo come il diritto alla presa di parola contraria e il dovere della militanza intellettuale in direzione ostinata e contraria; ma anche, l’impegno forte e chiaro, senza e e senza ma, nelle discussioni sulla vera identità di Elena Ferrante, sul premio Strega bene comune e sul perché anche quest’anno porcazzozza il Nobel per la letteratura è andato alla persona sbagliata.
val_di_susa_necropoli_merovingiaSia consentito concludere con un aneddoto personale. Quando scrissi il romanzo Scirocco, narrai l’uccisione di un personaggio che (è detto nella nota finale) era ispirato a Yves Guérin-Sérac, figura di spicco dell’eversione neofascista europea. E scrissi con chiarezza che la morte del personaggio era «un auspicio»: così facendo, esercitavo il mio diritto al malaugurio. L’editore preferì sottoporre il manoscritto a un legale, per il timore che il romanzo potesse essere oggetto di querele. L’avvocato mi consigliò di cancellare un paio di parole – una in particolare: dalla frase di Stephen King «in un mondo in cui ci sono Michael Jackson e quello stronzo di Axel Roses, tutto è possibile», di togliere la parola “stronzo”, perché la vicinanza di questa frase col nome di un giornalista italiano noto per la sua suscettibilità avrebbe potuto portare il tale a sentirsi chiamato in causa (non mi fu chiaro se la querela avrebbe riguardato solo me, o anche il Re: fossi stato certo della seconda ipotesi, avrei lasciato la parola solo per poter sedere allo stesso banco degli accusati con lui). L’uccisione del figuro fascista, invece, non era un problema.
Quell’avvocato che mi ha garantito nell’esercizio del mio diritto di malaugurio (e che ho ringraziato per la consulenza legale) è lo stesso A.M. che oggi, patrocinando la ditta italo-francese, chiede «che la sentenza emani in messaggio, che redarguisca giuridicamente e processualmente». Il confine fra il diritto di parola contraria e l’incriminazione e condanna concerne forse (ipotizzo) la differenza delle parcelle che il cliente è in grado di pagare?
La giustizia non si può comprare!, dice il borgomastro in La visita della vecchia signora di Dürrenmat: tutto si può comprare, risponde Claire, la vecchia signora – e così sarà.
Nel dramma teatrale: ma forse anche Dürrenmat è un istigatore.
le foto che illustrano questo articolo sono state scattate dall’autore in Clarea: raffigurano (dall’alto in basso)  la scritta “ALLORA NAPALM” giustapposta da un gendarme a “La Maddalena sarà il vostro Vietnam”, il filo spinato gettato nel bosco, la distruzione del castagneto e la spianata che ha ricoperto il cimitero merovingio